Chi saranno i nuovi studenti?

Chi saranno i nuovi studenti?

28 gennaio 2014

Oggi selezione degli studenti per il nuovo corso in Bottega che comincia  ai primi di febbraio. Uno ad uno li intervistiamo,  ma intervista è una parola grossa, i ragazzi sono spaventati, alle domande rispondono ba, ba (si si) anche quando la risposta non dovrebbe essere affermativa. L’unica domanda alla quale rispondono con sicurezza è la composizione della famiglia, snocciolano nomi  ed età di genitori e fratelli, e la situazione famigliare per noi è un elemento importante per capire se saranno in grado di mantenere un impegno per due anni. I figli unici – rarissimi – o le femmine, difficilmente restano per tutto il biennio. Non possono sottrarsi alle pressanti richieste della famiglia.

Quattro nuovi studenti della Bottega dell'Arte di Phnom Penh.

Quattro nuovi studenti della Bottega dell’Arte di Phnom Penh.

 

Vediamo in tutto dieci ragazzi, nove maschi e una femmina, tra i 15 e i 22 anni, ma le età sono  spesso approssimative: uno si presenta con un certificato di nascita di quattro anni fa, molti con la fotocopia del libretto di famiglia, dove vengono  registrati, non sempre puntualmente, nascite, matrimoni,  decessi.

Alla fine delle interviste siamo scoraggiate: il panorama generale è desolante. Sembra impossibile tirare fuori da questi ragazzi  qualche studente accettabile. Guardando oggi gli studenti di primo e secondo anno della Bottega non ricordiamo che fossero a un livello così basso, ma probabilmente lo erano. La Scuola ha fatto miracoli, speriamo di riuscire a farne anche con il nuovo gruppo e  decidiamo di ammetterli  tutti meno uno, il  più giovane, un quindicenne completamente analfabeta con l’aria assente, che riesce a malapena a esprimersi nella sua lingua. Finora ha soltanto pascolato bufali in cambio di una ciotola di riso.  Non riusciamo a capire se è sotto l’effetto di qualche droga, o forse malato o disturbato.

Assenti in tutti motivazione, talento, disposizione.  Tutti dichiarano che vorrebbero iscriversi a scuola perché hanno sentito dire che diamo uno stipendio e un pasto e che si fanno gioielli d’oro e d’argento.

La maggior parte si presentano puliti e in ordine, uno che viene da una baraccopoli in una discarica invitatoci da una ONG amica ha i capelli e la camicia sporchi e l’aria disperata.

La ragazza è decima di dodici figli, due ancora piccoli, molti  grandi senza lavoro, la mamma raccoglie lattine alla discarica.

La scelta è difficile. Aspireremmo ad avere ragazzi con un minimo di disposizione o almeno con voglia di imparare un mestiere. Ogni studente per noi rappresenta un grosso investimento. Solo uno, un ragazzone, dice  che vorrebbe essere accettato per imparare un mestiere  per migliorare la sua vita.

Le famiglie degli intervistati offrono una buona fotografia delle occupazioni: tutte famiglie numerose da quattro a dodici figli. Madri e sorelle quasi tutte operaie nelle garment factories, le fabbriche cinesi dove si confezionano capi firmati, salvo una che raccoglie lattine alla discarica; i padri autisti, motodop, tuktuk, i ragazzi tutti alla disperata ricerca di un lavoro, ma più di uno stipendio che di un mestiere.

A tutti abbiamo chiesto se avevano domande, la sola richiesta che è venuta fuori e stata: “Quante vacanze ci sono?”